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  • Dott. Claudio Lambertoni

Infezione da Coronavirus (COVID 19): I numeri letti bene danno un quadro diverso sull'aggressività

ALL’INIZIO SEMBRA UN’INFLUENZA MA POI, FORTUNATAMENTE SOLO IN ALCUNI CASI, SI MANIFESTA IN TUTTA LA SUA AGGRESSIVITA’

In base alle attuali indagini epidemiologiche l’incubazione dura da 1 a 14 giorni, solitamente da 3 a 7 giorni.


Le manifestazioni principali sono febbre, tosse secca e astenia (debolezza). In una minoranza dei pazienti si associano sensazione di ostruzione nasale, rinorrea, mal di gola, mialgia (dolori muscolari) e diarrea, ecc.


Nei pazienti con forma severa della malattia spesso a distanza di una settimana dall’inizio della malattia si manifestano dispnea e/o ipossiemia, nei pazienti critici/molto gravi è possibile una rapida progressione ad ARDS (Acute Respiratory Distress Syndrome), shock settico, acidosi metabolica difficilmente correggibile, deficit di coagulazione e infine MOF (Multiple Organ Failure).


Degno di nota è il fatto che i pazienti con forma severa e forma molto severa possano presentare una febbre lieve o addirittura non avere febbre evidente.


Una parte dei bambini e i neonati possono presentare una clinica atipica, che consiste in sintomi gastrointestinali, come vomito, diarrea, ecc., sonnolenza o ipersonnia e tachipnea.


I pazienti lievi manifestano solo febbre lieve, astenia, ecc. in assenza di sintomi da polmonite.

Stando ai casi trattati fino ad ora, la maggior parte dei pazienti ha una prognosi buona mentre una piccola parte sviluppa una malattia severa.


Gli anziani e i pazienti con comorbilità (altre mlattie) di base hanno una prognosi peggiore. Le donne gravide affette da polmonite da COVID-19 hanno un decorso simile ai pazienti di età simile. I bambini in genere hanno una sintomatologia più lieve.


La popolazione di origine africana non sembra essere recettiva al coronavirus. Pare che a tutt’oggi non esistano pazienti di colore che hanno contratto l’infezione nel nostro paese.

Le donne sono meno esposte all’infezione forse per un meccanismo di protezione correlato al cromosoma X. Le femmine hanno infatti un patrimonio genetico XX (2 cromosomi X), i maschi solo uno (XY), ma è solo una delle tante ipotesi che deve ancora essere validata.

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