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  • Dott. Claudio Lambertoni

Trattamento Covid-19: Arriva una nuova speranza

Utilizzo dell’eparina a basso peso molecolare nel trattamento dell’infezione da virus Covid 19


Il virus, come risulta dalle autopsie eseguite in tutto il mondo, favorisce un processo di aumentata coagluazione del sangue che causa una formazione di microtrombi nel polmone. Le trombosi disseminate in tutto il tessuto polmonare impediscono sensibilmente gli scambi gassosi ed aggravano la polmonite causata dall’infezione.

L’uso dell’eparina, che come è ben noto, diminuisce la coagulazione del sangue e l’aggregazione delle piastrine impedisce questo processo.



Dal ministero della salute (16 Aprile 2020):

(Stralcio) Le eparine a basso peso molecolare (EBPM) sono utilizzate nella prevenzione del tromboembolismo venoso post chirurgico e del tromboembolismo venoso in pazienti non chirurgici affetti da una patologia acuta (come ad esempio insufficienza cardiaca acuta, insufficienza respiratoria, infezioni gravi o malattie reumatiche) con mobilità ridotta e ad aumentato rischio di tromboembolismo venoso.


Sono inoltre utilizzate nel trattamento della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare e della sindrome coronarica acuta.


Riguardo il trattamento dei pazienti con Covid-19 con le eparine a basso peso molecolare, nel razionale della sua scheda tecnica l’Aifa indica che l’uso delle EBPM si può collocare sia nella fase iniziale della malattia che nella fase avanzata. Nella fase iniziale, quando è presente una polmonite e si determina una ridotta mobilità del paziente con allettamento, l’eparina potrà essere utilizzata a dose profilattica allo scopo di prevenire il tromboembolismo venoso.


Nella fase più avanzata della malattia, in pazienti ricoverati, per contenere i fenomeni trombotici a partenza dal circolo polmonare come conseguenza dell’iperinfiammazione dovuta alla malattia, le EBPM dovranno essere utilizzate a dosi terapeutiche.


L’Aifa sottolinea però nella scheda tecnica che “poiché l’uso terapeutico delle EBPM sta entrando nella pratica clinica sulla base di evidenze incomplete e con importanti incertezze anche in merito alla sicurezza, si sottolinea l’urgente necessità di studi randomizzati che ne valutino efficacia clinica e sicurezza”.

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